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Il Leone l’Asino e la Volpe


Posted 8 years, 3 months ago at 18:22. Add a comment

Vagava in caput mundi, o quel che de caput ce rimane, nei tempi in cui si conta questa storia, il Leone, “miorrr”, re della foresta vecchia.
Vecchia ed in piena carestia, pe’ tangentocrazia, pe’ partitocrazia pe’ pubblica apatia, che dovevi camminar come ‘no sciancato tanto il dolore al ventre per la fame, che te saresti magna’ pure ‘na smerdaz, se l’ave’ truvà, e i picculin, che succhiavan latte, che non c’era, se sarebbero ingoià el capezzolo e mezza zinna e mezza madre, se nun se stava accorta.
Ensoma, ‘sto Leon, che teneva un capoccion co ‘na criniera bionda e du zampon che te facean paura, andava spisciacchiando qua e là per stabilir qual’ è che era il su’ possedimento.
Ante ‘sta carestia lui teneva il nord, lui tenea il sud, lui tenea il centro.
Ma co’ ‘sta carestia, se stava un po’ an’caz’à, perché la selvaggina restava dentro tana e se organizzava pe’ trovà il modo de gabba’ Re Leone, che pe’ tradizion de famiglia andava a caccia al lago, s’acquattava innanzi o su la tana della preda e quando chesta, metteva fora el crapulin, pe’ andarse ad accattarse un po’ de cibo, o a dissetarse co ‘na zampata je levava il desiderio.
Sto jochetto ultimamente non je riusciva tanto, quando t’arrivava sulla tana Mamma Lepre facea scatta’ il complotto, e t’avvisava tutti, a mo’ de garanzia, sottraendo a Re Leon la mercanzia.

“Bastardi scite dalla tana m’è rimasta ‘na zampata, forse due, me magnerei pure ‘n’asino, miorr”.

Vagava in caput mundi, un’Asino, al massimo un carroccio avrebbe trascinato.
Un divo nel su’ campo, da quando il contadino, non caricava ne fieno ne foraggio fresco su la su groppa.
Ragliava libero e leggero, trangugiando poco, felice d’esser l’Asinuccio Folk.

“Ioo, Ioo, Ioo, Ioo, che tell’umini milan…”

Vagava in caput mundi, professoressa Volpe, Dotta in caput mundi detta.
Sta detta Dotta ‘na Volpe intellighente, che non je serviva manco de sguainà la coscia, ne’ giarrettiera, ne’ poppe ‘n po’ de fora, pe’ fatte presagì che era ‘na bella patonza, era specializzata in tutto e un po’ de più: diritto, economia, marketing, TV aveva fame tanta e de prestigio eccome.
In un trivio, punto in cui s’encontrano tre strade, giunsero le bestie e fu silenzio.
La Volpe attenta, il Leone pronto, l’Asinuccio Folk, sembra indignato…

“Come me guarda brutto quel Leon, come me guarda brutto, non je so’ mai piaciuto ma, in questa situazion, avverte a fiuto che sono il più pasciuto.
Che faccio??? Urlo, emendo, burlo, Ioo lo riduco con ciò che deduco…”

E incominciò a spruzza’ merda, e la spruzzava su tutto ed ogni cosa, non c’era recession ne ideologia ma solo merda, che t’accoppava e via.
El Leon se stava a fa bruno de criniera, la Volpe se trovò la permanente con certi boccolon che parevan cannellon; non se capiva neanche con sta carestia, dove la piasse l’Asino, tutta sta merda…
Finchè Re Leon de impeto non t’avanzò in mezzo a tutta ‘sta bufera…

“Ao, aoo, aooo… la vuoi pianta’ de spruzza’ merda!
Mo te sbrano; cibo bramo; salto strano; miorrr… casco sano?”

Sciaff, scivolone sulla merda…Boom, frattura della zampa destra, autrice de tante soppressioni…

“Miorrr se può dir che sto nella merda, affamato e senza una zampa. Me devo inventà qualcosa!
C’è troppa svelta selvaggina pe’ ‘na sola zampa e de ‘sti tempi, co’ ‘sti dolor de panza, conviene che contemplo l’alternanza.
La faccia mia oramai è conosciuta ma quelli de ‘sti due è la benvenuta…
Me conviene pe’ procede cambià un poco, abbisogna rinnovà le regole del gioco.”

E taccò banda…

“Prima de st’imprevisto, ve stavo proponendo un tripartito, con un programma tanto chiaro che non stiamo neanche qui a specificar.
Chi traghetta avrà una fetta!
Perciò a te, guerriera Dotta, t’affiderei la sezione logistica; con la tua nota arguzia, stanerai la preda, che condurrai a far costituente in municipio e là farò discorso miorrr…
Tu, Asino guerriero, dovresti costruire un carroccio, per trasportare il plebiscito dal municipio fino alla reggia mia.
Là brinderemo al novo stato, al novo stato de cose, alla nova alleanza, saremo in tre, sarà speranza.
D’accordo Volpe?”

“Se è per la pace, mi dimostrerò capace!”

“D’accordo Asino?”

“Ioo, dunque deduco, Ioo”

“Datti una sciacquettata piuttosto, ognuno ai posti, caccia!”

La Volpe risalì sulla collina e appena giunta nei pressi del laghetto, decise di fare una parata, una messa in onda.

“Mi raccomando Asinuccio, dovrai apparire un esercito forte e co’ i tamburi, di ferro, d’acciaio e ancor più duro…”

“Tutto capi’!!! Reparto mobile in azione!
Tum, tum, tum e tumme.
Chesto è il novo esercito del Gran Riformator, un Asino e un tam tam, per farse ricordar…Oppressi sarete decompressi! Chesto è il novo inno del gran riformatore…tum, tum…
Ioo, ioo, ioo, ioo, che tell’umini milan”

La Dotta se mise ad oziar su un dosso con un sorriso bieco e un occhio aperto.
Correva intanto… un opinione strana, sotto tana.

“Uè Castora Incinta, hai vedu’ el novo esercito del Gran Riformatore?”

“Uè Comare Lepre uè, ero sintonizzata si, veduto l’ho?”

“Oh, oh… me fate riposà è contro Re Leone, embè? Me state a scojonà…”

“Uè Castora Incinta uè, è Ser Montone che, se vole riposà…”

“Uè uè Comare Lepre uè ai cominciato te a stamme a scurtecà, è mejo stasse accorti uè, en’ammose a cuccà.”

De colpo el lago se chetava, el falco d’ala in cielo batte un colpo,
poi vento che sorregge,
en’crespa l’acqua e prodiga un armonia de foje
che s’accarezzano.
La luce viene meno, la luna se propone
e come sempre te sorprende.
Riflesso magico che celi, presagio del fracasso, che sai che il sole ce riporta.
Stanotte è ancora pace.

Bum, bum, bum e bumme.
“Mannaggia la carestia che distrugge l’artigianato e fa più grande il grande gruppo.”
Bumme, bumme, bumme e bum…
“ Però a costruì un carroccio te mandano da solo. Ioo.
Com’è venuto bello, me fa sentì de più de un Asinello.
Quando se farà costituzione dovrà sentirme bene Re Leone.”

La Dotta che s’è mimetizzata mette fretta…

“Asinuccio all’erta!!! E’ il momento adatto per rinforzar l’immagine del Gran Riformatore, dopo di che terrò comizio. Mi raccomando.

“Ioo, tutto capì, reparto mobile in azione.
Tum, tum, tum e tumme.
Il Gran Riformatore a conquistato il lago e s’è incoronato legislatore.
Uscite dalla tana, che ci sarà comizio, ch’è già uno sfizio, solo a sta’ a guarda’…la patonza… eccola qua!!!”

“Dotta si fa garante, venite a me bestiole, io so, io c’ho coscienza, conosco finanche la frequenza.”

A poco a poco un po’ di selvaggina mise de fora il capo, poi decisa se mise a centro piazza…

“Selvaggine, diciamo insieme basta all’angherie, alla violenza!!!
Vogliamo o no uno stato moderno più efficiente, dove il contribuente sia rispettato e il senso democratico ampliato?
Ebbene giunto è il momento di andare in plebiscito, in municipio, a far costituente…
Selvaggine avete o no coraggio???”

Si, si, si ce l’avemo coraggio, ce mancano i soldi!!!

“Non è un problema per il Gran Riformatore…”

A centro piazza girava voce, è saggia è esperta e parla a nome del Gran Riformatore e poi il reparto mobile a ben guardarlo e della pasta nostra,
asta la vista e con la Volpe in testa e l’Asinuccio dietro,
il gran corteo si mosse a far costituente.
L’altra selvaggina, saluta con i fazzoletti la delegazione.
Andate fratelli coraggiosi, voi ce fate onor e un dì potremo dir, che semo uguali.
Pianti, applausi, coriandoli colorati.
Fiero il plebiscito giunse sotto il municipio.

“Ioo, ioo al trivio tanta la fifa, tanto ho dedotto, che non ho capito niente! Ci dovrebbe essere un discorso o sbaglio, Dotta ?!”

“Certo, certo che ci sarà un discorso, anzi mettiamoci all’ombra di quest’angolo cosi’ che il sole non ci abbagli gli occhi quando appare il Riformatore.”

Ancora per ‘na volta gli diedero ragione, alla professoressa Dotta, e s’encastrarono ben bene in faccia al muro, quando che a un tratto, piombò dal municipio Re Leone.
Alto s’innalzò della selvaggina il coro…
Oh, com’è ??? Oh, compa’ ??? Com’è comma’???

“Siete venuti a far costituente bastardi infami e traditori.
Avete osato e creperete! Zanne un po’ per tutti.”

Se scajò sul Montone, pe’ ammutolillo tosto, zac, sotto la gola e giù quak, sangue fegato e budella. Buio.
Mamma Lepre disperata tentò rivolta , ‘na zampata je fracassò l’addome e vometando sangue strilla:

“Scappa scappa Castora Incinta!” Buio.

Tentò la fuga la Castora Incinta, de quà de là col naso in gola, sembrava de jocà a li cantoni, un poco de speranza, il Leone affaticato sembrava con quella zampa rotta, adesso je la faccio pensava la Castora e via de corsa…je fece lo sgambetto la Volpe Dotta:

“Ancora tu vigliacca!”

…le ultime parole, enormi zanne dentro la sua pelle, sciaff, sbattuta al muro…Sangue e latte schizzarono pell’ aria , pur’ anche in faccia all’ Asinuccio Folk che si ritrasse.

“Ioo, Ioo, perdono io non credevo…”

“Miorrr, miorrr vittoria a Re Leone, gloria…reparto mobile avanti col carroccio.”

Destino scellerato portare il peso della rivoluzione, anche perché della costituzione, non se ne parlava proprio.

“E’ ora di brindar’, miorrr!”

Dalle cantine più segrete, Re Leone estrasse vino di ottima fattura, bruno di colore, trasparente, secco adatto per la cacciagione.
L’ Asinuccio Folk s’attaccò al barile, così che l’alcool gli annebbiasse un po’ il rimorso, poi pian piano esuberante e audace.

“Ioo penso che abbiamo fatto un bon lavoro, del resto non son novo a cheste imprese, Iooo.”

La Dotta mentre degustava con l’ Asinuccio si complimentava:

“Lunga vita!”

“Miorr…ebbene Asino mi sei caro al cor, a te quindi l’incarico ministeriale di spartire il bottino, miorrr, di selvaggine carni.”

All’alcool e alle lusinghe un’ Asino è poco abituato, scordò perfino che è nato mangiafieno e scrupoloso fece, tre belle parti uguali.

“Miorrr, è così che un ministro è devoto al suo mandante?
Fetente, spruzzerelloso, caccola ambulante!”

L’asino rinculò.

“Antistatalista, antieuropeista, federalista, favorevole all’antitrust…”

L’asino rinculò di brutto, ma non tanto da sfuggire alle ire di Re Leone,
che lo straziò. Zac.

“Ioo, perché, perchè Leone… Ioo ho fatto male la costituzione…I.O.” Buio.

Re Leone allora aggiunse l’ Asinuccio Folk, all’altra selvaggina ed invitò a spartire lei le prede…

“Vorrei tenere, mio signore, un piccolo discorso, nel momento più difficile di questa coalizione…
Per quanto ne so io, verremo un giorno giudicati, perché così è, che le bestie sono fatte. Si farà leggenda della mia intellettuale astuzia che mi permise di campare all’ombra della vostra forza, sfruttando le speranze della selvaggina.
Di lei che è stato un poco ingrato, ma la ragion di stato, vi ha imposto questa mossa.
Una partita a scacchi dunque, dove voi però movete prima e avete a fianco la regina, che se volete si farà bagascia, per convincere i pedoni a stare buoni.
Le torri ed i cavalli sono vostri, gli alfieri li avete limitati e sotto la vostra effige e i vostri bei denari, vi allietano la sera con trucidi balletti e buffonate varie…
Ma vede Sire, nascondervi non posso, che il buio ormai sta per finire… Satelliti qui e la’ e watt e lux, e reflex e chip, dimostreranno che vita è bella dove giustizia regna e se il vicino nostro scalcia e si dispera e urla difficile per noi sarà di fare festa e di godere i frutti della nuova era.
Il tempo ci darà risposta, lo spazio ormai è cartapesta.
Per me soltanto il cuore della Castora incinta che mi ha concesso la sua vita, per avere il tuo rispetto, tanto da poterti dire tutto questo.
Un giorno cadrà anche la tua testa, la selvaggina al lago ha già saputo tutto!
Buon pranzo Sire, la Dotta torna nella foresta secca.”

E come il vento sparì dietro un cespuglio.

“Miorrr che carne amara è questa, miorrr le tue parole l’hanno avvelenata, miorrr non sarà la mia ultima abbuffata, eviterò quanto hai predetto.
Miooorrrrrr… presto a letto, domani ho da pensare…
ATTENTA SELVAGGINA, ATTENTA….

Mauro Fratini

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